Quando si parla di registrazione acustica in ambito casalingo (ma non esclusivamente), l’attenzione finisce spesso sul microfono: quale scegliere, quale abbia più dettaglio, quale sia più caldo sulla voce o più fedele sulla chitarra acustica. Il punto, però, è che prima ancora del microfono c’è la stanza, e quest'ultima, nel bene e nel male, entra sempre nella registrazione.
In questo nuovo video, Riccardo Gioggi affronta il tema con un test concreto: stessa stanza, stessa performance, stessi microfoni, ma due condizioni diverse. Prima un ambiente non trattato, poi lo stesso spazio dopo l’installazione dei pannelli fonoassorbenti t.akustik Stripe Absorber 120. L’obiettivo è mostrare quanto cambi la risposta acustica di una stanza quando il microfono non deve più catturare riflessioni confuse, rientri disordinati e code di ambiente difficili da gestire nel mix.

Trattamento, non insonorizzazione
Trattamento acustico e insonorizzazione non sono la stessa cosa, i pannelli t.akustik non servono a impedire al suono di uscire dalla stanza, né a bloccare i rumori esterni: il loro compito è correggere ciò che succede all'interno dell’ambiente, riducendo riflessioni e riverbero indesiderato. Per chi registra voce, chitarra acustica, podcast o contenuti video, questa differenza è fondamentale. Un microfono non riprende solo la sorgente sonora, ma anche quello che pareti e superfici riflettenti gli rimandano indietro, e quando la stanza è troppo viva, il risultato diventa meno definito, più impastato e più complesso da trattare in post-produzione.



Voce, chitarra e quattro microfoni t.bone
Per rendere il confronto più realistico è stata coinvolta Elisabetta Marchetti del progetto Beth & The Hangman. La performance scelta è una versione voce e chitarra acustica di Down in a Hole degli Alice in Chains: un contesto essenziale, dove ogni riflessione fuori posto può emergere con più facilità. Il test è costruito in modo lineare: voce e chitarra sono registrate separatamente, mantenendo posizioni coerenti, prima nella stanza non trattata, poi nella stanza corretta con i pannelli t.akustik. In questo modo è possibile concentrarsi su tre parametri: intelligibilità della voce, definizione della chitarra e quantità di ambiente percepito.

Il secondo livello del test riguarda quattro microfoni t.bone: BC500, RB500, SC1100 e Retro Tube II. Il BC500 è un dinamico broadcast cardioide, diretto e controllato, adatto a voce, streaming, podcast e anche alla ripresa di cabinet per chitarra o basso. L’RB500, a nastro, offre un carattere più morbido e scuro, ma la figura polare a otto lo rende più sensibile alla stanza. Lo SC1100, condensatore a diaframma largo, è aperto, dettagliato e sensibile, menter il Retro Tube II, valvolare, è il più colorato del gruppo, con una risposta più vintage e riconoscibile.

Scegliere ascoltando
Il valore di questa prova vuole provare a unire due aspetti spesso trattati separatamente: comportamento della stanza e scelta del microfono. In realtà, per chi registra in home studio, questi elementi lavorano sempre insieme, perché un buon microfono in una stanza problematica può evidenziare ogni difetto dell’ambiente; una stanza più controllata permette di scegliere il microfono per il suo carattere, non per compensare un problema. Il messaggio, pertanto, è chiaro: prima di cambiare microfono, conviene ascoltare la stanza, perché spesso il primo vero upgrade non è un nuovo componente della catena audio, ma l’ambiente che permette a microfono, scheda audio, monitor e strumenti di lavorare meglio.

Ulteriori informazioni: t.bone | t.akustik