di redazione [user #116] - pubblicato il 08 maggio 2024 ore 20:30
Le chitarre entry level allontanano i musicisti professionisti, secondo Guitar Center, che vuole puntare su strumenti di fascia più alta per riappropriarsi del mercato.
Quando si parla di un colosso che, nel 2017, si è diretto verso il default con un debito che - da solo - superava un quinto dell’intero mercato dello strumento musicale, tanto grosso è il tonfo, quanto faticata è la risalita in groppa.
La storia è quella di Guitar Center, catena statunitense di riferimento per lo strumento musicale e - ovviamente - per la chitarra, che a partire dal 2018 si è ritrovata protagonista delle cronache per la forte crisi che l’ha portata a dichiarare fallimento, mettendo in dubbio tutti i punti fermi del settore. Il piano di recupero si è messo in moto rapidamente, ma un cambio di rotta appariva necessario. L’assestamento è durato fino all’ottobre 2023, quando Gabriel Dalporto viene nominato nuovo CEO del gruppo, con l’oneroso compito di riportare Guitar Center agli antichi fasti.
La ricetta di Dalporto è chiara, senza troppe sfumature, e il CEO ha inquadrato immediatamente quale sarebbe per lui il problema della catena: “Se entri in un Guitar Center, vedi una montagna di chitarre da 300 dollari. Se sono un musicista serio, non mi sento più nel posto giusto”.
Lo racconta in un’intervista a Music Inc Magazine, dove sottolinea che bisogna evolversi e ricordare chi è il cliente principale. Per Guitar Center, il “cliente principale” pare essere il musicista professionista, quello impegnato in continue sessioni e intensi tour, che richiede strumenti di alta gamma, performanti, senza compromessi.
Il mercato dovrebbe quindi riappropriarsi dell’esclusività che un tempo avvolgeva l’immagine dello strumento musicale e che le moderne tecnologie, insieme con l’espansione dell’Oriente come “fabbrica del mondo”, hanno pensionato rendendo le fasce economiche sempre più aggressive.
Secondo il CEO, bisogna puntare su strumenti professionali ed espandere l’offerta di strumenti di fascia alta, aumentarne l’assortimento in modo che i musicisti possano scegliere, suonarne sul momento, toccare con mano. Una bella visione, non c’è che dire, ma che richiede senza dubbio un impegno economico non trascurabile per un negoziante.
Con più di 300 punti vendita, l’idea di Guitar Center è che il musicista di professione veda ogni store come un terreno a lui congeniale e familiare, un riferimento che possa accompagnarlo nella scelta della strumentazione di alto livello, mettendo in disparte la corsa ai neofiti che è stata invece proposta come il motore del periodo pandemico appena concluso.
In un momento in cui i listini Fender tirano su l’asticella e Gibson continua a snocciolare edizioni ultra-esclusive, il trend sembra dare ragione al nuovo management. Certo, è la soluzione per il rilancio di Guitar Center, che non è detto valga per tutti.